Pasqua, l'abbacchio alla scottadito
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- Scritto da Debora Belmonte
L'abbacchio è un piatto che ritorna ogni anno, come un rito, sulle tavole romane. Sempre presente piatto pasquale da mangiare con le mani. Da qui il termine “alla scottadito”. L’abbacchio è un agnello da latte non ancora svezzato. Ci sono molti pareri discordanti per quanto riguarda il significato della parola stessa. C’è chi dice che derivi dalla parola abecula, che deriva a sua volta dall’espressione ovacula, diminutivo del termine latino ovis (pecora).
Altri rimandano al termine ad baculum (vicino al bastone) che sta ad indicare l’agnello da latte che all’epoca, come anche ai giorni nostri, si usava legare ad un bastone conficcato nel terreno per tenerlo lontano dalla madre. In ultimo un termine usato ancora oggi nel dialetto romanesco: Abbacchiare. Nel senso di persona abbattuta, affranta, distrutta, fortemente dispiaciuta. Perché prima si usava ucciderli con un bastone, usanza che ormai è stata abbandonata.
In origine era servito nei banchetti ebraici ma anche sulle tavole dei meno ricchi, perché la carne d’agnello era considerata di basso livello. Nell’antichità in tutta l’Italia centrale, compresa la Sardegna, la materia prima era il montone e la pecora adulta e la macellazione dell’agnello era vietata, tranne che nel periodo pasquale. Da qui l’usanza di mangiare l’abbacchio a Pasqua.
Altri rimandano al termine ad baculum (vicino al bastone) che sta ad indicare l’agnello da latte che all’epoca, come anche ai giorni nostri, si usava legare ad un bastone conficcato nel terreno per tenerlo lontano dalla madre. In ultimo un termine usato ancora oggi nel dialetto romanesco: Abbacchiare. Nel senso di persona abbattuta, affranta, distrutta, fortemente dispiaciuta. Perché prima si usava ucciderli con un bastone, usanza che ormai è stata abbandonata.
In origine era servito nei banchetti ebraici ma anche sulle tavole dei meno ricchi, perché la carne d’agnello era considerata di basso livello. Nell’antichità in tutta l’Italia centrale, compresa la Sardegna, la materia prima era il montone e la pecora adulta e la macellazione dell’agnello era vietata, tranne che nel periodo pasquale. Da qui l’usanza di mangiare l’abbacchio a Pasqua.
La ricetta
Per preparare l'abbacchio alla scottadito per prima cosa dovete tagliare l'abbacchio a costolette, mettetelo poi a insaporire in un piatto con olio, sale, pepe, e dragoncello.
Mettete poi le costolette di abbacchio sulla piastra già calda e fatele rosolare da ambo le parti per 3/4 minuti.
Servitele ben calde con una spruzzata di limone e con accanto croccanti patate al forno.
Nelle cucine si elevano odori che riportano indietro nel tempo, con le nonne che indossano le loro affezionate “parannanze”, espressione romanesca che sta a significare il “grembiule da cucina”.
