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Tempo Libero

Categoria: Cucina
Pubblicato Lunedì, 18 Marzo 2013

Un dolce da sposare: il maritozzo

Scritto da Debora Belmonte

È il panino dolce tipico del Lazio

Debora Belmonte lunedì 18 marzo 2013
Iniziamo il nostro tour dei cibi da asporto iniziando dal Lazio e uno dei suoi dolci più richiesti in caffetteria: il maritozzo. È un morbido panino dolce con pinoli, uvetta e scorzetta d'arancia candita ed è usanza diffusa, nelle tipiche colazioni romane, mangiarlo ripieno con la panna accompagnato da un buon cappuccino. Ora vediamo come si fa.

Storia

Il suo nome deriva dalla tradizione di offrire questo dolce in occasione dei matrimoni: i futuri sposi lo portavano alle loro fidanzate, che in modo amorevole li chiamavano maritozzi, cioè quasi mariti.

Valori nutrizionali

Il maritozzo con la panna ha un apporto calorico di circa 320 Kcal ogni 100 gr.

Ricetta

Ingredienti per circa 10 maritozzi: 250 g di farina, 25 g di lievito di birra,1 uovo, 70 g di burro (o margarina), 1 cucchiaino di sale, 5 cucchiai di zucchero e panna montata.

Procedimento: Prendere la farina e il lievito di birra e preparare l'impasto, aggiungendo anche l'uovo con il burro. Impastare con forza e aggiungere lo zucchero, ora dopo aver impastato bene anche lo zucchero mettere l' impasto in luogo tiepido a far lievitare per almeno 3 ore.
Ora prendere la pasta e dividerla in 10 parti, bisogna formare dei piccoli panetti e disporli infine su una teglia unta e schiacciandoli un po' con il palmo della mano.
Ora che i panetti sono nella teglia bisogna aspettare altre 2 ore che la pasta lieviti di nuovo, passato questo lasso di tempo infornarli a oltre 250 gradi per 7-8 minuti.
Infine spegnere il forno, prendere i maritozzi per spennellarli con un po' di zucchero sciolto in poca acqua e rinfornarli per un minuto circa, il tempo di far sciogliere lo zucchero.
A questo punto basta tagliarli a metà e aggiungervi la panna e la bontà è servita.

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Categoria: Mistero
Pubblicato Lunedì, 11 Marzo 2013

Mothman, il mostro delle catastrofi

Ogni sua apparizione precede tragedie: è l'uomo falena

Francesco Paolo Salviani lunedì 11 marzo 2013
Ha due ali lunghe tre metri, due occhi rosso vivo che emettono luce, è alto due metri ed il suo verso è simile ad un ronzio metallico. E' Mothman, l'uomo falena , la creatura che terrorizzò la Virginia Occidentale tra in '66 e il '67. E' stato chiamato così da un cronista locale per la somiglianza con Batman.

Il primo avvistamento avvenne a Point Pleasant, una cittadina di 5.000 abitanti capoluogo della contea di Mason, il 15 novembre 1966. Due giovani coppie sposate si trovavano in auto vicino una vecchia fabbrica di esplosivi della seconda guerra mondiale. L'area, chiamata TNT, è lontana dalla cittadina e completamente buia. I ragazzi raccontarono alla polizia che un essere alto circa due metri con occhi rossi luminosi si avvicinò all'auto e li inseguì, nonostante stessero scappando ad una velocità oltre i 150 km/h.  Da allora ci furono centinaia e centinaia di avvistamenti, molti prima di eventi disastrosi. L'ultimo si verificò la sera 14 novembre 1967, un anno esatto dopo il primo. L'uomo falena fu avvistato sul Silver Bridge, un ponte che collega la Virginia Occidentale all'Ohio. Mothman fu visto da vari automobilisti svolazzare e posarsi sul ponte. Il giorno dopo, durante l'ora di punta del traffico, il Silver Bridge crollò misteriosamente. 67 persone precipitarono nelle acque gelide del fiume Ohio: 46 morirono e due non furono mai ritrovate. Da allora il mostro scomparve e i cittadini non vollero mai più parlarne.

I media americani si interessarono moltissimo al mistero. Numerosi articoli, interviste e servizi televisivi furono fatti sull'argomento. Secondo il cacciatore di mostri Ken Gerhard, si tratta di un mostro mai visto prima nato da un'energia negativa. La leggenda vuole che il capo indiano Cornstalk, assassinato a tradimento insieme al figlio dagli inglesi nel 1777, lanciò una maledizione all'invasore bianco. Il cacciatore provò a catturarlo e a scattare una foto mediante una macchina fotografica ad infrarossi, senza nessun risultato.
Per Joe Nickell, un investigatore del paranormale, si tratta di un semplice allocco barrato. L'animale infatti ha tutte le caratteristiche descritte dagli avvistamenti tranne l'altezza: è un uccello rapace notturno dagli occhi rossi luminosi,  ha una grande apertura alare ed ha un verso molto simile a quello di Mothman. Secondo Nickell però la paura e il terrore hanno impedito alle persone di rendersi conto delle effettive dimensioni dell'uccello credendo fosse molto più grande di quanto non sia. Nella zona infatti vi sono molti esemplari di allocchi barrati di dimensioni più grandi del normale.

Nella cultura popolare è uno dei mostri più famosi. L'uomo falena compare nei videogiochi come  Shin Megami Tensei III: Nocturneper Playstation 2  e nel videogioco per Nintendo DS Castlevania: Dawn of Sorrow. Nei film è presente in una puntata di X-files e in The Mothman Prophecies,un film tratto dall'omonimo libro John Keel. Intere linee di giocattoli e di fumetti sono ispirate a lui e il gruppo rock Kasabian ha inciso un singolo, Julie and the Mothman, con la quale hanno aperto per un periodo i loro concerti.

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Categoria: La Tv o il Web?
Pubblicato Venerdì, 08 Marzo 2013

Tv, arriva Rex con Ettore Bassi

Su Rai2 torna la serie del pastore tedesco poliziotto

Redazione Dubidoo venerdì 8 marzo 2013
Oggi alle ore 21, ritorna su Rai 2 l'amatissimo cane Rex con una quarta serie piena di novità! Il nuovo protagonista, Ettore Bassi, sarà affiancato da una squadra consolidata come Pilar Abella, Domenico Fortunato e Augusto Zucchi. La prima puntata ("Gioco sottobanco") si apre con la morte del Commissario Fabbri (interpretato da Kaspar Capparoni), a causa di una bomba posta sotto la propria autovettura. Il Commissario Fabbri viene così sostituito dal Commissario Davide Rivera, che al suo primo giorno in Commissariato ha già un caso scottante tra le mani. Il famoso avvocato Grossi ha appena telefonato alla Polizia per autoaccusarsi dell'omicidio della moglie. L'avvocato sostiene di averla colpita alla testa con una delle statuette del figlio Alessandro, piccolo artista locale con problemi legati alla droga. Intanto Rex, triste e solitario per la perdita del padrone, gira per il Commissariato, segue da lontano le indagini, non sembra voglia fare amicizia con Rivera. L'indagine è complessa.

Nel secondo episodio, dal titolo "Una promessa dal passato", Felipe, un ragazzo brasiliano in vacanza a Roma, viene ritrovato ucciso. Quando Davide e Rex cominciano l'indagine, sono tanti i pezzi del puzzle mancanti. Prima di tutto, il ragazzo è stato ucciso da professionisti, sebbene lui fosse incensurato e non frequentasse giri strani. Non solo, la ragazza di Felipe, Valentina, non si trova più. E il padre di Felipe, Giovanni, sembra più spaventato per se stesso che dispiaciuto per la morte del figlio. C'è qualcosa che non torna.

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Categoria: Cucina
Pubblicato Venerdì, 08 Febbraio 2013

Non c'è Carnevale senza Castagnole

Scritto da Debora Belmonte

Sono dolci tipici originari del Centro Italia

Debora Belmonte venerdì 8 febbraio 2013
Il Carnevale è iniziato già dal giorno dopo l'Epifania e finirà il martedì grasso che quest'anno sarà il 12 febbraio. Non abbiamo fatto in tempo a digerire il panettone che sulle nostre tavole sono subito arrivate frappe e castagnole, dolci tipici del Carnevale che piacciono tanto a grandi e piccini.
Oggi conosceremo meglio le castagnole, piccoli dolci fritti originari del Centro Italia, in particolare della Romagna, della Liguria, del Lazio e delle Marche.

Curiosità

Questi piccoli e deliziosi dolcetti sono conosciuti in tutta Italia anche se con altri nomi, come Zeppole a Napoli e in Puglia e Tortelli a Milano.
Le castagnole prendono il loro nome dalla loro forma che ricorda un po' le castagne.
Si presentano come piccole sfere di pasta fritte o al forno e cosparse di zucchero a velo.
A volte si possono trovare anche ripiene di crema, di cioccolata o di marmellata.

Valori nutrizionali

Le castagnole fritte hanno un apporto calorico di circa 150 Kcal per una castagnola da 30g.
L'unico modo per renderle più leggere è cucinarle al forno le quali avranno la metà circa dell'apporto calorico di quelle fritte.

Ricetta

Ingredienti: 600 g. di farina, 200 g. di zucchero, 150 g. di burro, 4 uova, 1 bustina di lievito, una tazzina di rum o liquore all'anice se piace più dolce, zucchero a velo q.b. e olio extravergine d'oliva q.b..

Preparazione: Fare sciogliere il burro sul fuoco a fiamma molto bassa e facendo attenzione a non farlo bruciare.
In una ciotola, unire le uova con lo zucchero. Aggiungere il rum o il liquore all'anice e il burro fuso, che avrete fatto raffreddare, e continuando a girare con un cucchiaio di legno, unire la farina setacciata e il lievito.
Versare l'impasto ottenuto su una spianatoia di legno e lavorarlo con le mani.
Formare dei cilindri, tagliarli a pezzetti e arrotolare ogni pezzetto tra le mani per formare la pallina.
Le palline non devono essere né troppo grandi né troppo piccole.
Prendere un pentolino con i bordi alti, fare scaldare l'olio e friggere le castagnole poche per volta. Toglierle dal fuoco quando si sono ingrandite e dorate e metterle poi ad asciugare sulla carta assorbente.
Adagiare le castagnole in un vassoio da portata e spolverizzarle con lo zucchero a velo.

Non resta che augurarvi un buon Carnevale e buon appetito.

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Categoria: Letture
Pubblicato Mercoledì, 06 Febbraio 2013

Scoprire l'arte del camminare con Rumiz

"A piedi" per ritrovare l'armonia e scacciare l'ansia

Gabriella Falcone mercoledì 6 febbraio 2013
Sull'onda di qualche giornata col cielo terso, ritorna subito la voglia di primavera e di riavvicinarsi alla natura. Chi desidera farlo attraverso la classica passeggiata rigenerante non può perdersi l'ultimo romanzo di Paolo Rumiz.

Il testo
A piedi rappresenta una guida discreta e affascinante per andare alla scoperta di territori semi-inesplorati, magari da soli, con una cara vecchia cartina pieghevole e un po' di sana curiosità di conoscere persone e luoghi diversi dal solito. Come fece il protagonista in un mattino di settembre, in cui – senza pensarci troppo su – si diresse verso la punta meridionale dell'Istria, terra natale dell'autore. Sette giorni d'intenso cammino, da Trieste a Capo Promontore, che attraversano paesaggi, frontiere, culture, storia.

Ma che, soprattutto, ci ricordano quanto sia importante scoprire (o ri-scoprire) l'arte del camminare, del viaggio sostenibile, ottimo rimedio per ritrovare l'armonia e guarire dall'ansia quotidiana. E, come per magia, «il quinto giorno vi renderete conto con stupore di aver imparato a camminare. Lo capite dal rispetto con cui vi guarda la gente. Siete eretti, nobili, irradiate calma e soddisfazione».

L'autore
Autore di libri, giornalista per "La Repubblica" nonché viaggiatore d'eccezione, Paolo Rumiz è da tempo protagonista e narratore di viaggi "sostenibili", a piedi o in bicicletta, sempre alla scoperta di percorsi inediti nella nostra Penisola e non solo.

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Categoria: Cucina
Pubblicato Lunedì, 28 Gennaio 2013

La salsa calda del Piemonte

Scritto da Debora Belmonte

La bagna cauda, piatto tipico per gli inverni più freddi

Debora Belmonte lunedì 28 gennaio 2013
Per riscaldarci in queste sere di freddo quello che più ci aiuta sono le calde ricette della nonna, ma oggi conosceremo meglio uno dei piatti tradizionali più conosciuto anche nel mondo: la bagna cauda, che in piemontese vuol dire alla lettera "salsa calda".
È un piatto originario dell'Astigiano, delle Langhe, del Roero, del Monferrato e delle province di Cuneo, Torino, Alessandria e Asti.

È una ricetta a base di aglio, olio extravergine di oliva e aggiughe dissalate e si consuma inzuppandovi vari tipi di verdure di stagione come cipolle cotte, cardi, peperoni crudi o cotti, foglie di cavolo crude, topinambur, barbabietole, patate cotte a vapore e tante altre.

In origine si usavano in modo speciale i cardi gobbi di Nizza Monferrato, i topinambur e i peperoni conservati nella raspa (quello che rimaneva del processo di vinificazione del grappolo d'uva) e infine veniva consumata tutti insieme da un solo contenitore che veniva chiamato "peila" posto al centro del tavolo. Oggi questa tradizione è andata scomparendo e vengono utilizzati appositi contenitori in terracotta chiamati "fojot" dove viene messo sotto un fornello che serve a tenere calda la salsa.

Ora andiamo a curiosare meglio.

Storia

Per tradizione è un piatto tipico della vendemmia, che quindi va consumata in prevalenza nel periodo autunnale e invernale. Una delle leggende narra che venisse preparato per togliere ai vendemmiatori l'odore dolce, quasi nauseante, dell'uva pigiata.

La nascita di questa ricetta si attribuisce al basso Piemonte perché, nei secoli precedenti, era molto facile trovare in questa zona l'ingrediente principale della bagna cauda: le acciughe.

La leggenda vuole che il commercio delle acciughe salate fosse un modo per esercitare il commercio del sale evitando di pagarne le elevate tasse. In realtà in tutto il Piemonte, nei tempi antichi, la gabella del sale era una tassa obbligatoria e non legata al consumo e questo rendeva le acciughe sotto sale molto più costose.

Molti, inoltre, sostengono che la vera ricetta della bagna càuda dovrebbe essere prodotta con l'utilizzo dell'olio di noci e non dell'olio di oliva perché le coltivazioni di ulivo sono liguri e non piemontesi. In realtà questa affermazione è errata perchè nel Piemonte meridionale, fino a buona parte del XVIII secolo, esisteva una produzione di olio d'oliva molto documentata, e sufficiente al fabbisogno locale, integrato dal commercio con Nizza e con la Riviera di Ponente della Liguria, aree sottoposte al dominio Sabaudo e secondo la tradizione fornitrici di tali ingredienti fin dai tempi dell'Impero Romano. Quindi è giusto assumere come attinente l'uso dell'olio di oliva nella bagna càuda.

Valori nutrizionali

La bagna cauda ha un apporto calorico di circa 165 Kcal per ogni 100 gr di prodotto.

Ricetta

Ingredienti per 4 persone: 275 g di olio di oliva, 240 g di acciughe sotto sale, 4 teste d'aglio e 3 dl di latte. Verdure da inzuppare: cardi, peperoni, cipollotti freschi, carote, indivia e cavolo.

Preparazione: Sfilettare le acciughe e dissalare i filetti, se sono filetti sott'olio scolare bene l'olio, lavarli e pestarli in poltiglia in un mortaio. Tritare molto fine l'aglio e farlo marinare per un paio d'ore nel latte. Far sciogliere l'olio e il burro in un tegame in terracotta, aggiungere la poltiglia d'acciughe e, a fuoco lento, farla assorbire all'olio e al burro. Unire il trito d'aglio ben sgocciolato dal latte e continuare la cottura, sempre a fuoco lento, per una ventina di minuti mescolando di ogni tanto. Nel mezzo del tavolo mettete un fornello a spirito, oppure una piastra elettrica, mettendo sopra il tegame con la bagna cauda che deve essere ben calda per tutta la durata del pasto.

Sistemare, infine, al centro del tavolo anche la terrina con i pezzi di cardi e di peperoni, cipollotti freschi, carote, indivia, cavolo tagliato fine, e altre verdure a vostro piacimento cotte in precedenza o, a vosto gusto, anche crude. Buon appetito.

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