Tempo Libero

Categoria: Cucina
Pubblicato Lunedì, 28 Gennaio 2013

La salsa calda del Piemonte

Scritto da Debora Belmonte

La bagna cauda, piatto tipico per gli inverni più freddi

Debora Belmonte lunedì 28 gennaio 2013
Per riscaldarci in queste sere di freddo quello che più ci aiuta sono le calde ricette della nonna, ma oggi conosceremo meglio uno dei piatti tradizionali più conosciuto anche nel mondo: la bagna cauda, che in piemontese vuol dire alla lettera "salsa calda".
È un piatto originario dell'Astigiano, delle Langhe, del Roero, del Monferrato e delle province di Cuneo, Torino, Alessandria e Asti.

È una ricetta a base di aglio, olio extravergine di oliva e aggiughe dissalate e si consuma inzuppandovi vari tipi di verdure di stagione come cipolle cotte, cardi, peperoni crudi o cotti, foglie di cavolo crude, topinambur, barbabietole, patate cotte a vapore e tante altre.

In origine si usavano in modo speciale i cardi gobbi di Nizza Monferrato, i topinambur e i peperoni conservati nella raspa (quello che rimaneva del processo di vinificazione del grappolo d'uva) e infine veniva consumata tutti insieme da un solo contenitore che veniva chiamato "peila" posto al centro del tavolo. Oggi questa tradizione è andata scomparendo e vengono utilizzati appositi contenitori in terracotta chiamati "fojot" dove viene messo sotto un fornello che serve a tenere calda la salsa.

Ora andiamo a curiosare meglio.

Storia

Per tradizione è un piatto tipico della vendemmia, che quindi va consumata in prevalenza nel periodo autunnale e invernale. Una delle leggende narra che venisse preparato per togliere ai vendemmiatori l'odore dolce, quasi nauseante, dell'uva pigiata.

La nascita di questa ricetta si attribuisce al basso Piemonte perché, nei secoli precedenti, era molto facile trovare in questa zona l'ingrediente principale della bagna cauda: le acciughe.

La leggenda vuole che il commercio delle acciughe salate fosse un modo per esercitare il commercio del sale evitando di pagarne le elevate tasse. In realtà in tutto il Piemonte, nei tempi antichi, la gabella del sale era una tassa obbligatoria e non legata al consumo e questo rendeva le acciughe sotto sale molto più costose.

Molti, inoltre, sostengono che la vera ricetta della bagna càuda dovrebbe essere prodotta con l'utilizzo dell'olio di noci e non dell'olio di oliva perché le coltivazioni di ulivo sono liguri e non piemontesi. In realtà questa affermazione è errata perchè nel Piemonte meridionale, fino a buona parte del XVIII secolo, esisteva una produzione di olio d'oliva molto documentata, e sufficiente al fabbisogno locale, integrato dal commercio con Nizza e con la Riviera di Ponente della Liguria, aree sottoposte al dominio Sabaudo e secondo la tradizione fornitrici di tali ingredienti fin dai tempi dell'Impero Romano. Quindi è giusto assumere come attinente l'uso dell'olio di oliva nella bagna càuda.

Valori nutrizionali

La bagna cauda ha un apporto calorico di circa 165 Kcal per ogni 100 gr di prodotto.

Ricetta

Ingredienti per 4 persone: 275 g di olio di oliva, 240 g di acciughe sotto sale, 4 teste d'aglio e 3 dl di latte. Verdure da inzuppare: cardi, peperoni, cipollotti freschi, carote, indivia e cavolo.

Preparazione: Sfilettare le acciughe e dissalare i filetti, se sono filetti sott'olio scolare bene l'olio, lavarli e pestarli in poltiglia in un mortaio. Tritare molto fine l'aglio e farlo marinare per un paio d'ore nel latte. Far sciogliere l'olio e il burro in un tegame in terracotta, aggiungere la poltiglia d'acciughe e, a fuoco lento, farla assorbire all'olio e al burro. Unire il trito d'aglio ben sgocciolato dal latte e continuare la cottura, sempre a fuoco lento, per una ventina di minuti mescolando di ogni tanto. Nel mezzo del tavolo mettete un fornello a spirito, oppure una piastra elettrica, mettendo sopra il tegame con la bagna cauda che deve essere ben calda per tutta la durata del pasto.

Sistemare, infine, al centro del tavolo anche la terrina con i pezzi di cardi e di peperoni, cipollotti freschi, carote, indivia, cavolo tagliato fine, e altre verdure a vostro piacimento cotte in precedenza o, a vosto gusto, anche crude. Buon appetito.

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Categoria: Eventi
Pubblicato Mercoledì, 23 Gennaio 2013

Roma celebra la Settimana dalla Memoria

Scritto da Claudia Borgia

Dal 22 al 31 gennaio, la Capitale ricorda gli orrori nazisti

Claudia Borgia mercoledì 23 gennaio 2013
in-darkness05Come ogni anno, il 27 gennaio ricorre il "Giorno della Memoria" della Shoah, cioè delle persecuzioni e dello sterminio nei lager di ebrei, deportati militari e politici, omosessuali e Rom da parte dei nazisti neli anni della seconda guerra mondiale.

Intorno a questa data, quindi, è nata la Settimana della memoria, una serie di eventi organizzati da Roma Capitale, l'ex Comune di Roma, per non dimenticare l'orrore di quel genocidio e per farlo conoscere alle nuove generazioni. I luoghi in cui si divideranno gli eventi, dal 22 al 31 gennaio, sono tre: la Casa della Memoria e della Storia, la Sala Santa Rita, Nuovo Cinema Aquila.

La Casa della Memoria ospita interventi di testimoni, appuntamenti di cinema, teatro, arte, letture collettive, conferenze e presentazioni di libri, mentre il programma mattutino è completamente dedicato ai ragazzi e alle scuole.

La Sala Santa Rita ospita fino al 1 febbraio 2013 la mostra Abbecedario della Memoria dedicata alla memoria del pittore romano Giancarlino, i video su Claudio Pavone, partigiano e storico italiano specializzato proprio sulla Resistenza contro il nazifascismo, e sulla scrittrice ebrea Giacometta Limentani.

Infine il Nuovo Cinema Aquila,nel quartiere popolare del Pigneto, presenta il film In darkness. Il coraggio di un uomo" di Agnieszka Holland, con Robert Wieckiewicz, Benno Fürmann, Agnieszka Grochowska, Maria Schrader, Herbert Knaup. Il film sarà proiettato due volte: la prima il 27 gennaio alle 16, poi il 28 gennaio alle 18 ad ingresso gratuito per gli studenti fino ad esaurimento posti.

In darkness, uscito nel 2011, racconta la storia vera di Leopold Socha, un operaio che viveva a Lvov, in Polonia, durante l'occupazione nazista. Nelle fogne della città, in cui lavora, Leopold incontra un gruppo di ebrei. Inizialmente accetta di nasconderli in cambio di soldi, ma si ritroverà insieme a loro a dover sfuggire alla morte nei 14 mesi successivi... Il film nasce dal libro "In The Sewers of Lvov" di Robert Marshall, del 1991.


Casa della Memoria e della Storia
Via San Francesco di Sales, 5 (Trastevere) 00165 Roma
06.6876543/060608
www.casadellamemoria.culturaroma.it
"Memoria e Storia" la Rivista telematica della Casa della Memoria e della Storia http://casamemoria.worldpress.com 
Tutte le iniziative sono a ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili.

Sala Santa Rita: via Montanara (adiacenze piazza Campitelli).
Orario di apertura: Mar-Sab ore 11.00-19.00; chiuso domenica e lunedì
INGRESSO LIBERO
Info: 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)
www.salasantarita.culturaroma.it
http://salasantarita.wordpress.com

Nuovo Cinema Aquila | Spazio per Nuove Visioni
Via L'Aquila 68 - 00176 Roma RM - centralino: +39 06 70399408
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Categoria: La Tv o il Web?
Pubblicato Martedì, 22 Gennaio 2013

Al via Wild, a caccia dell'Italia selvaggia

Su Italia1 torna il programma condotto da Fiammetta Cicogna

Redazione Dubidoo martedì 22 gennaio 2013
Al via la nuova stagione del programma "mozzafiato" della tv: "Wild-Oltrenatura". Dieci nuovi appuntamenti guidati, ancora una volta, da Fiammetta Cicogna, in prima serata su Italia1 da oggi. 2.500, i chilometri per l'Italia selvaggia. Fiammetta Cicogna inizia il suo viaggio dal Parco della Val Grande fino agli angoli più inviolati e impervi del nostro Paese. La spedizione si sposta da nord a sud, tra parchi nazionali e aree protette. Si parte dal Piemonte e si giunge sino alla Riserva dello Zingaro in Sicilia.

3 serie di documentari-evento in esclusiva per l'Italia:

·         "Frank of the Jungle" (produzione Mediaset Spagna): il celebre erpetologo spagnolo Frank Cuesta avvicina con una buona dose di ironia il mondo di rettili e anfibi.

·         "I Gator Boys" (produzione ITV Studios): cosa fare se spunta in giardino un coccodrillo? Chiamare gli acchiappa-alligatori Paul Bedard e Jimmy Riffle, ogni giorno alle prese con la cattura a mani nude di piccoli e grandi rettili che invadono le abitazioni della Florida.

·         "Deadly 60" Serie 3 (produzione Bbc Worldwide): l'"eroe" è il documentarista d'azione Steve Backshall. Dal Sud Africa al Nepal, la sua missione è scovare i 60 animali più letali del pianeta. In questa puntata, si trova in Venezuela per analizzare la scolopendra (enorme e pericoloso centopiedi) e in Messico per avvicinare un serpente ghiotto di pipistrelli.

In questo primo appuntamento, Fiammetta Cicogna intervista l'alpinista italiano e scalatore estremo Hervè Barmasse.

Come lui, in ogni puntata, alcuni dilettanti coraggiosi racconteranno le loro imprese "quasi impossibili": filmati autoprodotti, di sport anche estremi – dalla freeclimber che pratica yoga in parete all'ultracycler, fuoriclasse delle due ruote – fanno rivivere queste avventure ad alto tasso di adrenalina.

Infine, provenienti da tutto il mondo, nuovi wild file: video sconvolgenti di incidenti, ricostruzioni spettacolari e immagini inedite che ritraggono l'anima più nascosta della natura.

"Wild-Oltrenatura" è un programma scritto da Barbara Ancillotti, Elisabetta Cianci, Carolina Guidotti, Davide Romagnoni. Il produttore esecutivo Mediaset è Anna Fabris. La regia è affidata a Paolo Borraccetti.

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Categoria: Mistero
Pubblicato Martedì, 15 Gennaio 2013

Mangia occhi, unghie e denti: l'Ahuizotl

Vive nelle caverne subacquee del Sud America

Francesco Paolo Salviani mercoledì 16 gennaio 2013
el ahustiHa il corpo di cane, tre mani che afferrano, prendono e stritolano tutto. Una di queste si trova alla fine di una lunga coda. Ha orecchie a punta, pelo nero e scivoloso. Le mani assomigliano a quelle delle scimmie e dei procioni. E' l'Ahuizotl, un demone della mitologia azteca, una delle più grandi civiltà precolombiane scomparse dopo la conquista dei guerrieri conquistadores spagnoli. E' classificato come criptide, un animale di cui non si hanno prove scientifiche della sua esistenza ma solamente avvistamenti e leggende.

Adora la carne umana, soprattutto gli occhi, i denti e le unghie. Vive lungo i fiumi e nelle caverne sott'acqua. Per catturare le prede piange esattamente come un bambino. Le vittime, incuriosite e preoccupate, si avvicinano e cadono nella sua trappola. Una volta imprigionate le uccide e toglie loro occhi denti e unghie. I loro cadaveri sono sacri e possono essere toccati solo dai sacerdoti. La leggenda infatti dice che chi viene ucciso da questi mostri raggiunge direttamente il paradiso.

Nella cultura popolare come ogni animale misterioso che si rispetti è presente in numerosi film, videogiochi e leggende. E' nel gioco di ruolo  Dungeons & Dragons nell'edizione dell'aprile del 2003, nel videogioco per Xbox 360 Culdcept Saga e anche tra i Pokemon, col nome di Ampibom.

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Categoria: Mistero
Pubblicato Lunedì, 14 Gennaio 2013

Piemonte, gli alieni nel bosco di Maometto

Antiche rocce fanno pensare ad alieni preistorici

Redazione Dubidoo lunedì 14 gennaio 2013
Nella Val di Susa in Piemonte, in una isolata radura che si apre all'improvviso all'interno di un fitto bosco, si apre il Bosco di Maometto, luogo sacro nei pressi di una parete di rocce in cui tante cavità custodiscono chiari segni di passaggi e stanziamenti umani.

Sono state innumerevoli le ipotesi avanzate sul luogo, la prima, quella più attendibile, è quella che lo vede come area sacra in cui venivano compiute cerimonie legate al ciclo delle stagioni.  Tutta la zona infatti è costellata da costruzioni a secco di forma irregolare e cavità in cui senz'altro hanno vissuto ed alloggiato i nostri antenati. Il luogo è stato datato all'inizio dell'età del Ferro (2000 avanti Cristo) periodo in cui l'area era già considerata sacra; tradizione e credenze protrattasi fino ad oggi con l'evoluzione in leggende ancora in essere della presenza di "masche" (streghe) nel bosco.

Il manufatto più misterioso sono i grossi massi scolpiti a "cerchio" chiamati "macine", forse incompiute  perchè ancora facenti parte della roccia. Sono state definite "Are Solari" riconducibili alle tradizioni dell'antica città di Rama, presente nelle culture celtiche. Tutta l'area in ogni caso è delimitata da muretti e costruzioni in pietra a secco  ed è ben protetta da visitatori occasionali. Sul lato destro della radura,  su di una parete di roccia,  (probabilmente un masso franato  in tempi remoti) appare la figura antropomorfa del "Maometto".  Alto 80 centimetri, si trova all'interno di un "tempietto" scolpito a circa 4 metri dal terreno. Purtroppo le incurie del tempo e delle persone hanno reso il bassorilievo appena distinguibile e le scritte annesse del tutto illeggibili.

E' stata avanzata da poco la teoria legata all'arrivo nella preistoria di visitatori extraterrestri. Molti sono gli elementi che potrebbero portare a questa sconcertante ipotesi, prima tra tutti la disposizione delle coppelle che sembrerebbero formare la costellazione di Cassiopea. La coppella era un piccolo vano scavato nella pietra che, a scopo cultuale, doveva ospitare olii che bruciavano creando delle luci particolari utilizzate per i rituali.
Il fatto che esse qui siano state create verticalmente è elemento in effetti inusuale (venivano sempre scolpite orizzontalmente).

Le macine sono inoltre un secondo elemento estremamente curioso, non le sole, ce ne sono diverse nei dintorni, tutte identiche perchè incomplete, mai estratte dalla roccia. In una grotta poco distante ce ne sono alcune addirittura scolpite sul soffitto, perchè tanta fatica? L'unica spiegazione è il fatto che dovessero avere finalità divinatorie, forse a "riproduzione" di qualcosa di anomalo che avevano visto migliaia di anni fa.
La stessa figura del "Maometto" è un uomo con le braccia alzate forse un omaggio ai visitatori, o forse la riproduzione di questi esseri extraterrestri che tante testimonianze hanno lasciato nel mondo.

Questi e altri misteri di questo affascinante luogo alla pagina http://www.luoghimisteriosi.it/piemonte/maometto.html

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Categoria: Cucina
Pubblicato Lunedì, 24 Dicembre 2012

Il Pampepato: Natale con le spezie

Scritto da Debora Belmonte

Tipico della provincia di Terni, Ferrara e della Ciociaria

Debora Belmonte lunedì 24 dicembre 2012
Il Natale è alle porte e sulle nostre tavole non possono mancare moltitudini di dolci che fanno felici la pancia. E uno dei dolci natalizi più conosciuti, oltre ai classici panettoni e pandori: è il pampepato o panpepato. È un dolce di forma circolare ed è composto, secondo tradizione, da ingredienti come le mandorle, le nocciole, i pinoli, il pepe, la cannella, la noce moscata, l'arancia il cedro candito e l'uva passa, il tutto amalgamato con o senza cacao, cioccolato, caffè, liquore, miele, farina e mosto cotto d'uva e, infine, cotto al forno. Questo dolce natalizio è preparato in ogni famiglia con ricette che differenti l'una dall'altra.
Sebbene oggi è un prodotto in maggior misura artigianale, in alcune zone perdura la preparazione casalinga e il tradizionale scambio del dolce accompagnato da un rametto di vischio. Ora conosciamolo meglio e portiamolo in tavola.

Storia

L'origine del nome è da ricercarsi nella doppia interpretazione "Pan del Papato" o "Pane pepato".
Nel primo caso si faceva riferimento alla "nobiltà" dell'alimento, destinato agli alti prelati del tempo, ma quando il cacao fu considerato afrodisiaco il nome del dolce venne privato di ogni riferimento ecclesiale.
Nel secondo caso si può interpretare come pane speziato. Entrambe le versioni del nome sono comunque attendibili, legate alle sue origini o ai suoi ingredienti.
In base al luogo dove viene preparato, il Pampepato ha una sua storia.
Il "Pampepato Ternano" viene preparato da circa cinque secoli. È molto probabile che la provenienza sia da ricercarsi nel lontano Oriente, portato dalle carovane che trasportavano spezie, intorno alla metà del 1500. Solo in un momento successivo la tradizione italica ha unito i sapori locali come le noci, gli agrumi e l'ingrediente "segreto" cioè il mosto cotto denominato anche "sapa" o "saba" nell'epoca romana. E' molto difficile da trovare, ma a Terni lo imbottigliano apposta per la preparazione del pampepato. Le prime tracce della ricetta scritta risalgono intorno al 1800. E' un dolce della tradizione contadina, tipico delle feste perché il costo degli ingredienti, specie le spezie, era molto alto.
Le origini del "Pampapato di Ferrara" si ricollegano, invece, alla tradizione di preparare i cosiddetti "pani arricchiti" durante le festività natalizie.
La ricetta nacque nei conventi di clausura del Ferrarese, attorno al XV secolo, quando lo Stato della Chiesa aveva forte influenza sul territorio. Ma presto divenne anche un dolce consumato dalla corte ducale degli Estensi. La forma del dolce ricorda senza dubbio la forma della papalina (o zucchetto).

Valori nutrizionali

Il Pampepato ha un apporto calorico di circa 400 Kcal per ogni 100 gr.

Ricetta

Ingredienti: 3 kg di noci, 2 kg di nocciole, 1 kg di mandorle dolci, 300 grammi di cioccolato fondente, 800 grammi di uvetta, 2 bucce arance (senza il bianco), 2 litri di vino bianco, 1 kg di zucchero, 2 kg di miele, 2 kg di farina, 30 grammi di pepe nero e cannella a piacere.

Preparazione: Tostare in forno la frutta secca in modo che si possa staccare la pellicina con facilità.
Far bollire le bucce di arancio e lo zucchero nel vino in modo tale che le bucce diventino simili a dei canditi.
Mettere il cioccolato fondente a bagnomaria e farlo sciogliere. Far sciogliere il miele a bagnomaria.
Versare la frutta secca senza pelle, il vino bollito, le bucce d'arancio tagliate a pezzettini, l'uvetta, la cannella, il cioccolato fondente sciolto e il pepe in una ciotola e iniziare a mescolare con le mani.
Aggiungere il miele e la farina man mano che si mescola in modo da formare un impasto compatto ed omogeneo. Lasciar riposare l'impasto tutta la notte coperto da un panno.
La mattina successiva accendere il forno a 180°. Riprendere l'impasto, lavorarlo velocemente e formare delle cupoline di media grandezza.
Versare poca farina a pioggia sulle teglie coperte di carta forno e adagiare le cupole quindi cuocere in forno bassissimo, massimo 100°, per almeno 1 ora. Sono pronti quando risultano dorati e compatti. Infine portare in tavola e Buon Natale.

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