Categoria: Primo Piano
Pubblicato Lunedì, 25 Febbraio 2013

Siria, la difficile vita dei profughi

Un viaggio nella cittadina di A'zaz e le sue scuole

Giacomo Cuscunà lunedì 25 febbraio 2013
La situazione in Siria resta drammatica. Oltre 60 mila le vittime dei due anni di guerra e un numero sempre crescente di profughi che cercano di fuggire, chi all'estero chi in aree del Paese dove la violenza è meno presente.

Ecco un breve reportage sulla vita e sulla condizione delle scuole ad A'zaz, una cittadina nel nord est della Siria, al confine con la Turchia.

I bambini vanno a scuola?
Ad A'zaz l'Esercito Siriano Libero -i gruppi armati che combattono contro il regime del Presidente siriano Bashar al-Assad ndr- ha deciso di chiudere le scuole e sospendere le lezioni. "É troppo pericoloso" spiega uno dei rappresentanti del movimento: "gli aerei colpiscono per lo più obiettivi civili e noi abbiamo paura".

La guerra colpisce solo i combattenti?
Qui, come nel resto del Paese, gli attacchi dell'esercito sono indiscriminati. Gli aerei e i carri armati non colpiscono solamente le postazioni dei ribelli, ma anche aree dove vive popolazione civile.

Vivere tra le rovine: le persone che hanno scelto di rimanere o che non sono potute scappare vivono tra case danneggiate e macerie vere e proprie. Senz'acqua, senza elettricità e senza i servizi di base la vita è molto dura. Anche perchè le organizzazioni internazionali come l'Unicef e l'Unhcr non sono ancora intervenute con tutti i loro mezzi per aiutare i siriani.

Qual è la situazione nei campi profughi?
Ora il problema umanitario più grande e riuscire ad aiutare quelle persone che sono ammassate nei campi profughi lungo i confini e che non possono lasciare il Paese perchè non hanno i documenti necessari o perchè gli Stati vicini non hanno abbastanza posto per accoglierli.

Il campo profughi di A'zaz: a cinque chilometri dal centro della cittadina, proprio a ridosso delle postazioni di confine, c'è uno dei campi profughi che accoglie chi in Turchia non è potuto entrare. "In quest'area ci sono più di 11 mila persone" afferma Muhammad, uno degli addetti per i rapporti con la stampa dell'Esl. "Gli aiuti arrivano dalla Turchia e dal Qatar: le tende sono state fornite dalla Mezza Luna Rossa di Doha, mentre un'Ong turca garantisce due pasti caldi al giorno".

Le condizioni di vita sono molto dure: i bambini, la maggioranza della popolazione rifugiata in quest'area, camminano e corrono nel fango o in mezzo a ghiaccio e pozzanghere, vestendo stivali di plastica e ciabatte senza nemmeno i calzini, nonostante il freddo pungente. Molte famiglie hanno dovuto abbandonare ogni cosa per scappare.

Andare a scuola nel campo: tre grandi gazebo sono ora istituti scolastici e alcuni dei profughi che vivono qui impartiscono lezioni in due turni a circa 400 studenti: al mattino i più piccoli, nelle ore pomeridiane le classi tra i 13 e i 16 anni.

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