Categoria: Le Scienze
Pubblicato Martedì, 17 Aprile 2012

La religione nell'Antica Roma

Scritto da Natascia Moroni
Nel I secolo dopo Cristo il poeta latino Lucano descrive Roma come Caput Mundi. Prima però di diventare "capitale del mondo" la romanità aveva subito una specie di colonizzazione, sia dal punto di vista culturale sia religioso, da parte delle colonie greche dell'Italia meridionale e della civiltà etrusca dell'area centrale della penisola.

Questo significa che l'insieme delle divinità venerate dai Romani, quello che si chiama il pantheon di una cultura, proveniva dal mescolìo e dalla fusione di dèi e dèe di origine diversa, arrivate a Roma non solo come bagaglio di viaggiatori forestieri ma anche invitate in città dai Romani stessi!

Una delle pratiche più curiose a questo proposito era quella chiamata evocatio (si legge "evocazio", cioè "evocazione") e consisteva nell'appropriazione vera e propria di dèi stranieri. Il rito è di origine antichissima, forse addirittura appartenente alle prime popolazioni indoeuropee visto che la praticavano anche gli Ittiti. Prima del tentativo di conquista di una città nemica il comandante dell'esercito doveva pronunciare una formula con cui invitava le divinità locali a passare dalla parte di Roma. Qui venivano promessi maggiori onori e templi più belli.

Di conseguenza avveniva una continua assimilazione di divinità straniere con relativa istituzione di nuovi culti. Nonostante questo però Roma manteneva all'interno della propria cultura un nucleo solido di carattere estremamente conservatore costituito dai mos maiorum cioè l'insieme dei modelli di comportamento tramandati dagli antenati e poi identificati con il diritto romano.

Ne derivava una convivenza tra fedeltà alla tradizione e spinte innovatrici che creò due tipi di dèi: quelli dotati di una complessa personalità come Giove e Marte e quelli invece identificati esclusivamente con la funzione ricoperta, come Giano e Vesta.

Le numerose divinità davano una forma al mondo romano, ne stabilivano i confini nello spazio e nel tempo delimitando e ordinando la vita quotidiana, rispondendo alle esigenze dei cittadini e dando loro sicurezza.

All' "inizio" di questo mondo vi era Giano, il dio bifronte che presiedeva i passaggi. E infatti le porte, entrate-uscite delle città e delle case romane, erano decorate con il suo busto a due facce. Con Giunone condivideva gli inizi di ogni mese, il periodo delle Calende. Da lui deriva il nome del primo mese dell'anno solare, Ianuarius cioè gennaio.

L'estremo opposto era rappresentato da Vesta. Nelle invocazioni agli dèi si doveva pronunciare il suo nome  per ultimo mentre il primo doveva essere quello di Giano. Le feste in onore di Vesta dividevano in due parti l'anno e la sua figura proteggeva, insieme ad altre divinità, lo spazio domestico e il focolare. In questo modo a lei era riconosciuta una specie di centralità cosmica che si esprimeva sia in ambito temporale (la metà dell'anno) che in ambito spaziale (la casa).

A Giove, a cui erano dedicate le Idi (feste di metà mese) spettavano le massime caratteristiche divine. Re di tutti gli dèi, dio dei fulmini, incarnava i principi di regalità e sacralità e come dio onnisciente era garante dei patti e dei giuramenti, quindi della giustizia e della virtù. A lui, insieme a Marte e Quirino, era dedicato il tempio più importante di Roma, quello appunto dedicato alla così detta Triade Arcaica costruito in cima al colle del Campidoglio.

Marte era invece un' antica divinità italica, per i Romani importantissimo perché, a capo della sfera militare, vigilava sulla città dall'esterno. Da lui deriva il nome del mese di marzo, primo del calendario arcaico, periodo in cui si apriva tradizionalmente la stagione delle campagne militari.

Tipicamente romana era poi la figura di Quirino, divinità tutelare dell'insieme degli uomini adulti. La sua figura assorbì lentamente il personaggio di Romolo, il mitico fondatore della città, tanto che Quirino venne anche considerato come Romolo trasformato in dio.


Lo sai che...

Al culto di Vesta erano dedicate sei sacerdotesse, le vestali. Nel loro collegio, molto ambito dalle famiglie romane, si entrava  per sorteggio: le fanciulle dovevano essere tra i sei e i dieci anni e il loro incarico durava trenta anni, durante i quali avevano l'obbligo di rimanere vergini pena la morte. Tra i compiti quello di mantenere sempre acceso il fuoco sacro del tempio della dea e la preparazione della mola salsa, un miscuglio a base di sale e farina di farro utilizzato per cospargere le vittime prima del sacrificio.
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